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Scienza e Ricerca

L'Università del Piemonte Orientale è leader nei progetti di ricerca di medicina rigenerativa

Lia Rimondini, professoressa ordinaria di Scienze tecniche mediche e chirurgiche avanzate e direttrice del Dipartimento di Scienze della salute, a pochi giorni dal lancio del progetto Injectheal, racconta l'eccellenza del nostro Ateneo nel campo.

Di Simone Sarasso

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Lia Rimondini
Lia Rimondini

credits © UPO/Archivio di Ateneo

A pochi giorni dal lancio del progetto Injectheal, abbiamo incontrato la responsabile scientifica Lia Rimondini, professoressa ordinaria di Scienze tecniche mediche e chirurgiche avanzate e direttrice del Dipartimento di Scienze della salute, per parlare dei molti progetti di medicina rigenerativa in cui l’Università del Piemonte Orientale è coinvolta.

Injectheal, finanziato dall’Unione Europea nell’orbita dell’Innovation Action, è un’iniziativa di grande rilevanza. Con un finanziamento di 7,5 milioni di euro nell’ambito del programma Horizon Europe - che raggiunge quasi 8,5 milioni di euro includendo i cofinanziamenti delle aziende partecipanti e del Governo svizzero - ha prospettive di ricerca «molto consistenti e che prevedono plurime attività. Il suo obiettivo principale è affrontare una forma particolarmente complessa di lesioni croniche: le ferite a tunnel» dichiara Rimondini.

Queste lacerazioni, spesso riscontrate negli arti inferiori dei pazienti diabetici, sono caratterizzate da piccoli condotti infiammati e contaminati da batteri, il cui trattamento è attualmente quasi impossibile e può portare all’amputazione dell’arto. L’incidenza del diabete sulla popolazione rende la prospettiva di un aumento di pazienti con queste problematiche una realtà oggettiva, evidenziando l’ampia necessità che Injectheal mira a soddisfare, in particolare nella fascia di età avanzata.

L’Università del Piemonte Orientale, con una consolidata esperienza nel coordinamento di progetti di ricerca, guida il consorzio. La professoressa Rimondini, responsabile di unità in quattro diversi progetti europei, sottolinea il vivace interesse e la grande attività del dipartimento nella ricerca internazionale. Il consorzio Injectheal riunisce istituzioni di spicco come l’Università di Siegen, il Trinity College di Dublino, l’Università di Brighton e il Politecnico di Milano. Partecipano anche istituti austriaci come lo Joanneum Research Forschungsgesellschaft MbH, aziende innovative come Akribes Biomedical GmbH - spin-off di una grande industria farmaceutica con sede a Vienna - e produttori di hydrogel come Tissue Click Ltd. Un partner senz’altro di rilievo è Lindsay Leg Club Foundation, charity con presenza globale la cui fondatrice, Ellie Lindsay, nel 2015 è stata insignita dell’Ordine dell’Impero Britannico (OBE) in occasione del compleanno della Regina per i servizi resi all’assistenza infermieristica.

Lia Rimondini in Injectheal ricopre un ruolo di leadership cruciale grazie alla sua vasta esperienza nel coordinamento di progetti europei e nello studio della rigenerazione dei tessuti in contesti di infezione: la sua ricerca sui biofilm e sui dispositivi medici impiantabili è iniziata nel 1991. «Spesso cercano proprio noi di UPO quando c’è bisogno di un gruppo leader in questo campo» afferma ricordando le altre eccellenze del nostro Ateneo coinvolte: Andrea Cochis, professore associato di Scienze tecniche mediche e chirurgiche avanzate «coordina due working packages ed è responsabile di una buona parte esecutiva del progetto che riguarda la microbiologia. Inoltre, un ruolo fondamentale nella fase di ideazione del progetto è stato svolto dalla dottoressa Elham Sharifikolouei, una ricercatrice che ha scelto l’UPO come host institution per un finanziamento FIS di cui è risultata vincitrice e che in Injectheal sarà responsabile della disseminazione e coadiuverà la prof.ssa Rimondini nelle attività di management».

Injectheal si inserisce in una più ampia visione di ricerca dell’Università del Piemonte Orientale, in linea con altri progetti come Force Repair e BIOACTION - Bacteria biofilm as bio-factory for tissue regeneration.

Il progetto BIOACTION, in particolare, ha reso il Dipartimento di Scienze della Salute  il primo Dipartimento in UPO a ottenere un finanziamento nell’ambito dell’European Innovation Council’s Pathfinder Open.

In BIOACTION, il gruppo della coordinato dalla  professoressa Rimondini e che vede in un ruolo chiave  Diego Cotella, professore associato di Biologia cellulare e applicata presso il DISS, sta esplorando un’idea visionaria: «trasformare i biofilm dell’infezione in biofabbriche di molecole prorigenerative attraverso l’ingegneria genetica dei batteri. BIOACTION ha l’ambizione di trasformare una minaccia in un’opportunità».

«Questi progetti europei sono un veicolo fantastico per creare un solido network attorno all’UPO» chiosa Rimondini. La collaborazione con numerose istituzioni internazionali favorisce scambi di studentesse e studenti, dottorande e dottorandi, generando nuove opportunità: «Nessun progetto è isolato. Partono come un’attività singola e poi diventano dei cluster. Chi decide di partecipare viene proiettato in un contesto internazionale, con l’opportunità di viaggiare e trovare sbocchi lavorativi anche all’estero, sia nel mondo accademico che in quello privato».

I gruppi di ricerca UPO sono inclusivi e permettono ai ricercatori e alle ricercatrici di unirsi anche con strumenti di finanziamento esterni e di essere inseriti e inserite in un contesto internazionale. Questo approccio ha già dimostrato i suoi frutti: chi ha lavorato in UPO oggi ricopre posizioni di prestigio in altre università e in grandi aziende.

    Ultima modifica 9 Luglio 2025

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