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Laurea honoris causa a Giorgio Parisi: UPO e Università di Torino premiano il Nobel dei sistemi complessi

La Rettrice dell’Università di Torino Cristina Prandi e il Rettore dell’Università del Piemonte Orientale Menico Rizzi hanno conferito oggi la laurea magistrale honoris causa in Fisica dei Sistemi complessi a Giorgio Parisi, Premio Nobel per la Fisica 2021. Un riconoscimento che valorizza anche il corso interateneo, il primo in Italia. Rizzi ha ricordato il valore della ricerca teorica e ha invitato i giovani a puntare su qualità e rigore, non su indicatori decisi da altri. Prandi ha sottolineato l’intuizione umana come ciò che nessun calcolo può sostituire.

Di Leonardo D'Amico

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Laurea honoris causa a Giorgio Parisi
M. Rizzi, G. Parisi, C. Prandi

credits © UPO/Leonardo D'Amico

Due Atenei, un corso di laurea costruito insieme e un Premio Nobel. Questa mattina, alle 11.00, nell’Auditorium del Complesso Aldo Moro, la Rettrice dell’Università di Torino Cristina Prandi e il Rettore dell’Università del Piemonte Orientale Menico Rizzi hanno conferito la Laurea magistrale honoris causa in Fisica dei Sistemi complessi a Giorgio Parisi, Premio Nobel per la Fisica nel 2021. La motivazione richiama i suoi «fondamentali contributi alla comprensione dei sistemi complessi» che, facendo emergere principi universali nel comportamento dei sistemi disordinati e collettivi, «hanno profondamente trasformato la fisica statistica e aperto nuove prospettive in numerosi ambiti della scienza».

La proposta è nata nel Dipartimento di Fisica dell’Università di Torino in condivisione con il Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica dell’UPO. I due dipartimenti promuovono insieme la laurea magistrale interateneo in Fisica dei Sistemi Complessi, attiva dal 2009 e la prima in Italia con questa denominazione. Dopo i saluti dei Rettori e gli interventi dei rappresentanti dei dipartimenti, la laudatio di Michele Caselle, dal titolo «Trovare un ordine nel disordine», ha preceduto la lectio magistralis di Parisi, dedicata all’intelligenza artificiale.

La Rettrice di UNITO Cristina Prandi ha ricordato che «la complessità non coincide con l’assenza di regole» e che la scienza «non decide al posto delle istituzioni e delle persone», ma offre gli strumenti critici per scegliere con maggiore consapevolezza. Sull’intelligenza artificiale ha osservato che strumenti sempre più potenti affrontano oggi calcoli che fino a ieri richiedevano anni di lavoro, ma che c’è qualcosa che nessuna capacità di calcolo può sostituire: l’intuizione di riconoscere, in un campo del sapere, la chiave per comprenderne un altro. «È una capacità profondamente umana, e un’università ha il compito di custodirla e di coltivarla». Rivolgendosi agli studenti ha riassunto l’insegnamento di Parisi in tre parole: «Rigore, curiosità e responsabilità: è un insegnamento che va ben oltre la Fisica».

Il Rettore UPO Menico Rizzi nel suo intervento ha dato ampio spazio al valore della ricerca teorica, richiamando le celebrazioni per il 250º anniversario della nascita di Amedeo Avogadro, a cui l’Ateneo è intitolato: «Amedeo Avogadro non fece mai in tutta la sua vita un singolo esperimento, eppure è uno dei padri fondatori della chimica moderna». Un esempio che, ha sottolineato, dimostra come la ricerca teorica sia «un fondamento della conoscenza e dell’avanzamento di tutta la nostra società».

Rizzi ha ringraziato Parisi a nome della comunità scientifica delle scienze della vita, per l’attenzione dedicata ai sistemi biologici e per aver spiegato la complessità non solo del singolo individuo ma anche del gruppo, valorizzando «le piccole differenze» da cui nasce il comportamento collettivo. Ha espresso inoltre l’auspicio che Parisi possa contribuire anche allo studio di quella che ha definito «l’apoteosi della complessità»: l’evoluzione. Il passaggio più netto del Rettore UPO è stato rivolto a studentesse, studenti e giovani ricercatori. Rizzi ha criticato una valutazione delle carriere scientifiche affidata solo a criteri quantitativi, indicando nell’esempio di Parisi un’altra strada, quella di una ricerca in cui «non conta l’iperproduttività, non conta l’immediata applicabilità. Contano la qualità e il rigore».

Per il Direttore del Dipartimento di Scienze e innovazione tecnologica dell’UPO Guido Lingua, il conferimento è «una dichiarazione d’intenti e una scelta strategica» per i dipartimenti coinvolti. «La formazione d’avanguardia», ha affermato, «si costruisce dove c’è il coraggio di esplorare territori nuovi». Lingua ha richiamato la necessità di una Fisica delle proprietà emergenti capace di accreditare le università come partner strategici per istituzioni e mondo produttivo, concludendo che la collaborazione è un «motore di sviluppo strategico, capace di formare le menti che governeranno la complessità di domani».

Il Direttore del Dipartimento di Fisica dell’Università di Torino Paolo Gambino ha riconosciuto in Parisi «lo scienziato impegnato nella società, il difensore della laicità, il protagonista di una cittadinanza attiva, come fu Tullio Regge qui a Torino». Poi le domande aperte dall’intelligenza artificiale sul futuro della didattica: «Come prepariamo gli studenti a valutare l’attendibilità delle soluzioni?». La risposta è nel metodo: dovremo trasmettere la capacità di usarli con autonomia e consapevolezza, ha detto riferendosi agli strumenti del sapere. E ha ricordato, come ha spesso sottolineato Parisi, che «non sappiamo ancora spiegare fino in fondo il funzionamento dell’IA», paragonandoci agli ingegneri che costruivano macchine a vapore prima della termodinamica.

Leonardo Castellani, docente emerito dell’UPO, ha ricordato che il corso di laurea interateneo ha funzionato da attrattore, con in media più del 50% di studenti provenienti da università non piemontesi, e ha definito urgente e necessaria una maggiore comprensione, basata su fisica e matematica, dei meccanismi che portano all’intelligenza delle reti neurali artificiali: «Solo così potremo governare l’irrompere dell’AI in molta parte delle nostre attività».

Michele Caselle, proponente e docente del Dipartimento di Fisica dell’Università di Torino, ha delineato nella laudatio la ricerca di Parisi come caratterizzata dalla «capacità di riconoscere strutture profonde e principi generali in fenomeni apparentemente caotici», dalle equazioni di Altarelli–Parisi ai vetri di spin, fino a una recentissima collaborazione con gli strumenti di intelligenza artificiale, che entrano nel processo creativo «senza sostituire il ruolo essenziale dell’intuizione, del controllo e della verifica umana».

 

Chi è Giorgio Parisi. Nato a Roma il 4 agosto 1948, si laurea in Fisica nel 1970 con Nicola Cabibbo. Professore di Fisica teorica dal 1981, insegna dal 1992 alla Sapienza. Ha lavorato dalla teoria dei campi alla meccanica statistica, fino ai vetri di spin, il campo per cui è più noto, e ha contribuito al progetto APE per il calcolo parallelo. Socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei, di cui è stato presidente, ha ricevuto la Medaglia Boltzmann, la Medaglia Dirac, la Medaglia Max Planck e il Wolf Prize. Nell’ottobre 2021 ha ottenuto il Nobel per la Fisica «per la scoperta dell’interazione tra disordine e fluttuazioni nei sistemi fisici, dalla scala atomica a quella planetaria».

 

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Allegati

Biografia Giorgio Parisi.pdf
Documento PDF - 71.48 KB
Discorso_Caselle.pdf
Documento PDF - 94.47 KB
Discorso_Castellani.pdf
Documento PDF - 331.56 KB
Discorso_Gambino.pdf
Documento PDF - 173.81 KB
Discorso_Lingua.pdf
Documento PDF - 173.46 KB
Discorso_Prandi.pdf
Documento PDF - 327.03 KB
Discorso_Rizzi.pdf
Documento PDF - 326.61 KB

    Ultima modifica 14 Ottobre 2026

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