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Energia nucleare e opinione pubblica: lo studio di Carmen Aina e Samuele Poy pubblicato dalla rivista Energy Research & Social Science

L’articolo dei due docenti del Dipartimento per la transizione ecologica e lo sviluppo sostenibile, frutto del progetto New perspectives on the nuclear issue in Italy (BRUPO 2022), analizza le determinanti individuali degli atteggiamenti verso il nucleare nelle economie avanzate.

Di Paola Brullo

Data di pubblicazione

Fission and friction: a systematic review of individual-level determinants of attitudes toward nuclear energy in advanced economies
Fission and friction: a systematic review of individual-level determinants of attitudes toward nuclear energy in advanced economies

Venerdì 13 febbraio, l’articolo “Fission and friction: a systematic review of individual-level determinants of attitudes toward nuclear energy in advanced economies”, a cura della professoressa Carmen Aina e del ricercatore Samuele Poy, entrambi in forza al DISSTE, è stato pubblicato sulla rivista internazionale Energy Research & Social Science.

La rivista è considerata uno dei principali punti di riferimento nelle scienze sociali applicate all’energia ed è tra le più citate a livello globale per gli studi sulle dimensioni sociali, politiche ed economiche della transizione energetica, grazie ai contributi di alta qualità e all’approccio fortemente interdisciplinare.

“L’articolo – spiega Carmen Aina – rientra tra le pubblicazioni realizzate nell'ambito del progetto Necessity - New perspectives on the nuclear issue in Italy, finanziato dal bando Ricerca UPO 2022 con fondi NextGeneration EU e Fondazione Compagnia di San Paolo, di cui Samuele è PI e io Co-PI. Il tema del ritorno al nucleare è molto acceso, in particolare nel dibattito su decarbonizzazione e sicurezza energetica: la nostra ricerca ha identificato la più recente letteratura scientifica sulle determinanti del punto di vista, favorevole o meno, relativo all’uso dell’energia nucleare nei paesi del G7, in Russia e in Cina e l’ha integrata all’interno dei principali modelli teorici utilizzati per lo studio di tali tematiche”.

La ricerca evidenzia che gli atteggiamenti verso l’energia nucleare non dipendono da un singolo fattore, ma da una combinazione articolata di dimensioni sociali, psicologiche e politiche. Alcune determinanti di base mostrano una certa regolarità: ad esempio, il sostegno tende a essere più elevato tra uomini, individui con maggiore istruzione e reddito e, soprattutto, tra chi esprime un più alto livello di fiducia nelle istituzioni. Proprio la fiducia in governi, autorità di regolazione e operatori del settore emerge come uno dei fattori più robusti, perché incide direttamente sulla valutazione dei rischi e sulla credibilità delle informazioni disponibili. Specularmente, la percezione del rischio – legata a sicurezza, salute e gestione delle scorie – rappresenta il principale ostacolo all’accettazione e può essere amplificata dal contesto mediatico e dagli eventi critici. Gli incidenti nucleari, infatti, producono generalmente un calo del consenso, ma le traiettorie di recupero variano sensibilmente tra Paesi, in funzione della cultura politica, della leadership, della trasparenza istituzionale e delle alternative energetiche disponibili.

“Accanto a questi fattori più consolidati – conclude Samuele Poy – abbiamo discusso come stiano assumendo crescente importanza anche dinamiche di tipo evolutivo: il rapporto ambivalente tra ambientalismo e nucleare, la tensione tra obiettivi climatici e approccio precauzionale, il peso delle crisi geopolitiche e della sicurezza energetica, nonché le differenze ideologiche e il ruolo dei partiti. Anche la conoscenza della tecnologia e la familiarità territoriale giocano un ruolo non trascurabile: sebbene l’effetto dell’informazione sia spesso mediato da valori e fiducia, l’esperienza diretta e l’accesso a fonti percepite come affidabili possono attenuare la polarizzazione. Nel complesso, il dibattito sul nucleare si configura non solo come una questione tecnico-scientifica, ma come uno spazio in cui si intrecciano molteplici fattori. In sintesi, l’atteggiamento verso il nucleare lungi dall’essere una sola questione tecnica o informativa, ma riflette valori, identità. Ne derivano implicazioni di policy riguardanti la gestione e la comunicazione su questi temi”.

L’articolo è open access e può essere scaricato al link https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2214629626000587

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